Una buona policy accessi non è un documento che finisce in un cassetto: è un insieme di regole operative che stabiliscono chi può entrare, dove, quando e a quali condizioni. Se hai anche solo un paio di varchi (ingresso principale e cancello carrabile), senza regole chiare succede sempre la stessa cosa: eccezioni non tracciate, “passami tu”, badge prestati, visite gestite a voce, e audit che diventano un incubo.
Una policy di accesso ai varchi è l’insieme di regole che determina in modo automatico l’accesso fisico a spazi aziendali (porte, tornelli, cancelli pedonali/carrabili) in base a:
Tradotto: la policy evita decisioni “a sensazione” al varco e le sostituisce con regole verificabili.
Se salti questa fase, finirai con regole “ramificate” e difficili da mantenere.
1) Classifica i varchi
2) Definisci le aree con livelli
Un esempio semplice e replicabile:
3) Segmenta le persone per comportamento al varco
Queste categorie diventano poi ruoli e policy group.
Le fasce orarie servono a evitare due estremi: “tutti sempre” oppure “blocchi continui per eccezioni”.
Regole pratiche per impostare le fasce
Esempio di fasce (pedonale + reparto produttivo)
Le regole efficaci sono poche e misurabili. In genere funzionano bene questi “pilastri”.
1) Regola per identità e credenziale
Best practice: ogni credenziale deve avere scadenza e stato (attiva/sospesa/revocata).
2) Regola per area e varco
Non basta dire “può entrare in azienda”. Devi stabilire:
3) Regola per fascia oraria e calendario
4) Regola per condizioni (prerequisiti)
Qui si gioca la qualità della policy:
5) Regola per eccezioni controllate
L’eccezione non deve essere “manuale e invisibile”. Deve essere:
Il ruolo serve a evitare regole individuali. Un ruolo ben fatto descrive comportamento e perimetro.
Modello pratico di ruoli (esempi)
Regola d’oro: se un ruolo ha troppe eccezioni, probabilmente stai mescolando due ruoli diversi.
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Aspetto |
Gestione manuale (telefonate/reception) |
Gestione automatizzata (regole + log) |
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Coerenza delle decisioni |
Variabile (dipende da chi è al varco) |
Alta (regole uguali per tutti) |
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Code e interruzioni |
Frequenti |
Ridotte |
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Tracciabilità |
Parziale o assente |
Completa (chi/quando/dove/esito) |
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Eccezioni |
Spesso non documentate |
Autorizzate e registrate |
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Audit e report |
Lenti e incompleti |
Veloci e verificabili |
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Scalabilità (più sedi/varchi) |
Difficile |
Naturale |
Esempi concreti di policy (casi tipici)
Caso 1: visitatore per riunione
Obiettivo: entra senza caos, ma solo nel perimetro previsto.
Caso 2: autista per carico/scarico
Obiettivo: accesso rapido, permanenza limitata, niente accesso agli uffici.
Caso 3: appaltatore ricorrente (manutenzione)
Obiettivo: evitare badge “eterni” e accessi fuori controllo.
1) Troppe eccezioni “a voce”
Soluzione: ogni eccezione deve generare log + motivazione + durata.
2) Ruoli costruiti “persona per persona”
Soluzione: ruoli basati su funzione e comportamento, non sul nome.
3) Fasce orarie senza tolleranza
Soluzione: tolleranze ragionate riducono blocchi e chiamate.
4) Aree sensibili non separate
Soluzione: segmentazione per zone e varchi interni; non basta il cancello esterno.
5) Nessuna revisione periodica
Soluzione: revisione trimestrale/semestre con HR + Facility/HSE + Security.
Quando una policy è scritta bene ma applicata male, torna tutto come prima: decisioni manuali, sblocchi, eccezioni non tracciate. Libemax Controllo Accessi nasce proprio per trasformare regole in operatività quotidiana, con un’impostazione pensata per aziende che vogliono:
Il punto chiave è che la policy non resta “teoria”: diventa automatismo, riducendo le situazioni in cui qualcuno deve intervenire manualmente al varco. Questo fa la differenza soprattutto quando crescono sedi, reparti, turnazioni o flussi di visitatori/fornitori.
Nella pratica, il 20% dei casi genera l’80% dei problemi: consegne in ritardo, manutentori urgenti, visite anticipate, turni cambiati. Se la gestione eccezioni non è integrata, finisci con telefoni, messaggi e “apri tu”.
Con Libemax Controllo Accessi puoi strutturare l’eccezione come parte della policy: temporanea, autorizzata e registrata. Così ottieni due risultati immediati:
Questo è particolarmente utile per ruoli come Facility, Security/HSE e HR: riduce i “buchi” di governance e rende i controlli ripetibili.
FAQ extra
Come scelgo quante fasce orarie creare?
Parti dai turni reali e aggiungi solo ciò che serve: una fascia per ogni turno principale, più eventuali finestre per consegne o manutenzioni. Se superi 10–12 fasce per sede, probabilmente stai creando eccezioni invece di ruoli.
Come gestisco i visitatori senza rischi?
Imposta preregistrazione, credenziale temporanea con scadenza, aree consentite limitate (reception e sale meeting) e, se necessario, accompagnamento obbligatorio fuori da quelle aree.
Che differenza c’è tra ruolo e regola?
Il ruolo è un pacchetto di autorizzazioni (aree + varchi + orari). La regola è la condizione applicativa (es. “solo in fascia A”, “solo se preregistrato”, “solo varco carrabile”).
Come gestisco gli appaltatori ricorrenti senza badge “eterni”?
Usa credenziali con scadenza e rinnovo periodico, sponsor interno obbligatorio, e limitazione di varchi/aree. Le eccezioni devono essere temporanee e registrate.
Serve davvero tracciare anche gli accessi negati?
Sì: gli accessi negati sono spesso il segnale più utile (tentativi su aree non consentite, badge scaduti, orari fuori fascia). Aiutano sicurezza e compliance, e fanno emergere policy da correggere.
Come evitare che le eccezioni diventino la norma?
Definisci un processo: chi può autorizzare, per quanto tempo, con quale motivazione. Se una stessa eccezione si ripete, trasformala in una regola o in un ruolo dedicato.
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Dividere l’azienda in zone non è un dettaglio “da sistemisti” o una paranoia da grandi imprese: è una scelta organizzativa che incide ogni giorno su sicurezza, ordine operativo, responsabilità e perfino su quanto tempo perdi (o risparmi) a gestire eccezioni, chiavi, badge “spariti” e richieste last minute.
Se installi impianti di controllo accessi ogni settimana, lo sai già: il problema non è “far aprire una porta”. Il problema è farlo sempre, con continuità, con regole chiare, con log consultabili, e senza trasformare ogni sito in un ecosistema diverso di app, firmware, badge, credenziali e procedure. È qui che il controllo accessi multimarca smette di essere una parola da brochure e diventa un vantaggio operativo reale.
Se gestisci un’azienda che registra ingressi e uscite (dipendenti, visitatori, fornitori), GDPR controllo accessi non è un tema “da legale”: è un insieme di scelte operative che impattano su sicurezza, audit interni, gestione delle richieste degli interessati e, soprattutto, minimizzazione del rischio. La domanda giusta non è “posso registrare gli accessi?”, ma come farlo in modo conforme, proporzionato e sostenibile nel tempo.